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Nei mesi successivi alle feste di settembre, quando la comunità si stringe nell’ancestrale angoscia dell’inverno, i lancianesi rinnovano altre tradizioni. Le festività si aprono l’8 dicembre, quando l’Immacolata Concezione viene celebrata dall’accensione di falò notturni. E’ in questi giorni che inizia, assieme alla preparazione del presepio, la laboriosa manifattura dei dolci tradizionali: tarallucci, calcionetti, mostaccioli, mandorle pralinate. Il 13 dicembre è dedicato a Santa Lucia, il cui culto quale protettrice degli occhi è dovuto all’interpretazione letterale del suo nome: davanti alla chiesa dedicata alla Santa, sita in Corso Roma, si distribuiscono panini arrotolati, detti occhi di Santa Lucia, che vengono mangiati con scopi magico-religiosi.
Prima di Natale, di rigore, a Lanciano, è la celebrazione della Squilla, la quale prende il nome dalla campanella che dalla sommità della Torre Civica, sita in Piazza del Plebiscito, suona per un’ora a ricordo del pellegrinaggio istituito nel 1589 da Monsignor Paolo Tasso per rinnovare il faticoso cammino di Giuseppe e Maria da Nazareth a Betlemme. Lo scampanio, nato per accompagnare le riunioni del Capitolo Metropolitano, che nella Cattedrale si raccoglieva in preghiera ogni giorno dalle 8.00 alle 8.30, in seguito venne adottato dai cittadini, che al mattino lo usano ancora come riferimento per consumare la colazione o per incominciare la giornata lavorativa. La sera del 23 dicembre, invece, quella stessa campanella suona per un’ora intera, a ricordo del pellegrinaggio istituito nel 1589 da Monsignor Paolo Tasso, il quale, nel pomeriggio dell’Antivigilia, si recava a piedi scalzi nella chiesetta campestre dell’Iconicella per rinnovare il cammino verso Betlemme, dove nacque Gesù. La processione, praticata negli ultimi anni con fervore rinnovato, si conclude nella piazza principale della città, da dove tutti si incamminano verso le proprie case per incontrare i parenti, mentre il suono della Squilla continua a diffondere un messaggio di pace, riconciliazione e perdono. In questa occasione, secondo una diceria abruzzese, i lancianesi, popolo attivo, mercantile e litigioso, usavano chiudere tutte le controversie familiari per esercitare in armonia il simbolico baciamano del pater familias; essi sono tuttora così attaccati a questa tradizione che, se emigrati all’estero o impossibilitati a tornare per le festività natalizie, usano ascoltare per telefono il suono della Squilla, che ha taciuto solo in annate particolarmente tristi, come nel 1943, quando la città era nel fronte di guerra. La serata più importante è quella del 24 dicembre, vigilia di Natale, quando la famiglia si riunisce a cena per consumare un pasto di magro composto da sette (simbolo della creazione e della perfezione del pensiero di Dio) o nove pietanze (segno della gestazione della Madonna). L’indomani, per il pranzo, sono di rito il cardone in brodo di gallina, la pasta alla chitarra, stesa con l’apposito attrezzo (lu maccarunare), il pollo in galantina ed altre leccornie. Tra gli svaghi, oltre al gioco, c’è la possibilità di visitare i presepi allestiti nelle chiese. Quanto al cenone di S.Silvestro, si usano minestre di grano e lenticchie che, secondo la magia popolare, porteranno denaro per tutto l’anno; per lo stesso motivo, si gettano le cose vecchie e, l’indomani, ci si alza di buon’ora, poiché il Capodanno rappresenta l’archetipo dell’anno appena iniziato.
Tra le altre festività invernali di rilievo antropologico vi è la commemorazione di Sant’Antonio Abate, che tuttora avviene, il 17 gennaio, in alcune contrade di Lanciano: il culto del Santo protettore degli animali, raffigurato in compagnia di un maialetto, e protettore, tra l’altro, dalle tentazioni del demonio, si è innestato e sviluppato sulle precedenti celebrazioni pagane, finalizzate a propiziare il ritorno del sole e della bella stagione mediante l’uso del fuoco. Un’altra festa invernale assai sentita è quella di San Biagio, guaritore di un bambino che, per una lisca di pesce conficcata nella trachea, rischiava di morire soffocato. Il prodigio fu compiuto per mezzo della sola imposizione della mano sulla gola e, per questo, anche a Lanciano il Santo, il 3 febbraio, è ricordato nella omonima chiesa con la benedizione della gola e la distribuzione di pane benedetto.
Ma è soprattutto nella Settimana Santa che la tradizione popolare, particolarmente ispirata verso il rinnovarsi della Passione di Cristo dalla presenza del Miracolo Eucaristico, ha conservato molte manifestazioni religiose, profondamente sentite e arricchite di svariate usanze e cerimonie. Sono, infatti, numerose le preghiere popolari, le processioni e le sacre rappresentazioni che in questi ultimi anni hanno segnato una specie di revival per l’interesse e la partecipazione dei giovani. Queste usanze hanno origini medievali, ed in esse, accanto ad elementi aggiuntisi nel corso dei secoli, come i forti influssi della dominazione spagnola, sopravvive l’elemento di base da cui provengono: il dramma sacro.
Nella celebrazione della Settimana Santa, a Lanciano, gioca un ruolo di indiscussa importanza organizzativa l’antica Arciconfraternita laicale "Morte e Orazione - S. Filippo Neri". Le sue origini sembrano risalire al periodo post-comunale, quando le Corporazioni, diminuita la loro funzione economica, assunsero connotazioni religiose. I confrates, che avevano origini nobiliari, erano dediti ad attività misericordiose, tra cui la celebrazione solenne della Settimana Santa e la pratica delle Quarantore, ossia l’adorazione del Sacramento per il tempo in cui Cristo restò nel sepolcro. La Controriforma e la lotta contro le eresie segnarono il momento di massimo splendore per le confraternite laicali, che dopo il Concilio di Trento vennero assoggettate alle Diocesi nelle quali operavano. Lanciano era nota per le numerose confraternite: oltre a quelle di quartiere, vi erano sicuramente quella dei Raccomandati e quella della Frusta. La compagnia "Morte e Orazione- s. Filippo Neri", fondata nel 1556 e segnata nei secoli da lotte intestine e con la Curia, da tempo organizza e celebra ogni anno i Funerali del Signore con due cerimonie, la processione degli incappucciati e la processione del Venerdì Santo.
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