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Secondo la leggenda, la statua venne riportata alla luce grazie ai crolli causati dal terremoto del 1088, e da allora fu nuovamente oggetto del culto dei lancianesi che, secolo dopo secolo, ingrandirono l’originaria cappella sul ponte fino all’attuale Basilica. Tuttavia, uno storico locale, smentendo la tradizione del miracoloso ritrovamento di una statua della Madonna col Bambino, collega l’origine del culto della Vergine a qualche persona devota che ne avesse effettivamente ottenuto una grazia. Tali immagini, divenute collettive, furono dapprima rappresentate in dipinti e poi concretizzate nella statua in terracotta che viene attualmente conservata nella Basilica e che pare sia di fabbricazione non anteriore al XIV secolo.
Il culto della Vergine del Ponte continuò ad espandersi in perfetta armonia con l’economia cittadina e parallelamente alla devozione per il Miracolo Eucaristico: il 13 giugno, ricordato come il giorno in cui il ponte venne dedicato alla Madonna, e l’8 settembre, giorno della Natività di Maria, coincidono infatti con i momenti culminanti delle fiere, che iniziavano a maggio e terminavano a settembre. E’ evidente che le festività mariane, innestatesi sugli antichi culti pagani di Cerere e di Atena, hanno conservato, nei secoli, la funzione di propiziare il raccolto, come si evince dalle ricorrenze di maggio, che è il periodo più importante per la vita dei contadini. La connotazione propiziatoria della Vergine, la cui celebrazione sul ponte che raccordava la città col Piano della Fiera non è casuale, col passare degli anni e con lo sviluppo delle attività commerciali è stata ulteriormente caricata di un ruolo protettivo dell’economia in generale.
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