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[Tradizioni]

Il culto di San Biagio

nel Comprensorio Maiella Orientale

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La Vita esemplare di San Biagio, pervenuta in Abruzzo attraverso numerose traduzioni latine di un testo greco, si diffuse nell’Alto Medioevo.
In essa si narra che il Santo medico, Vescovo di Sebaste, in Armenia, anziché risiedere nella città preferì recarsi sulle montagne per vivere in una sorta di eremitaggio, dove gli facevano compagnia gli animali selvatici, che lui curava con i suoi poteri taumaturgici. Fu condannato a morte dall’Imperatore Licinio e dal Prefetto Agricola all’inizio del IV secolo, e venne arrestato dai soldati nel suo rifugio. Lungo la strada del ritorno in città, il Santo convertì molti pagani compiendo, per mezzo dei suoi poteri taumaturgici, miracoli come quello di salvare un bambino che si stava strozzando perché aveva una lisca di pesce conficcata nella gola. Il potere del Santo guaritore è ritenuto essere efficace anche sugli animali, tanto che fino a pochi anni fa nei paesi della Maiella si usava curare il bestiame ammalato abbeverandolo con l’acqua benedetta in nome di San Biagio.
San Biagio è anche considerato un propiziatore del raccolto, dato che la data della sua festa coincide, in alcune regioni dell’Europa Meridionale, con quella della prima semina. I riti della sua festa, nell’area Sangrina e pedemontana, prevedono, durante la messa, la benedizione della gola con due ceri accesi incrociati e l’unzione con una piuma intinta nell’olio benedetto. A Taranta Peligna, dove il Santo è veneratissimo, in più vengono mangiati pani rituali le panicelle, attraverso i quali i fedeli ottengono la protezione dai malanni della gola e in generale di tutto quello che vi passa attraverso, come il cibo e le parole. San Biagio è, infatti, anche protettore degli avvocati (in latino, Blasius, significa balbuziente). Abbiamo detto che la benedizione, oltre che con l’unzione della gola con olio benedetto, viene fatta con l’apposizione sotto la gola di due candele incrociate. Il rito viene effettuato da un sacerdote. La presenza delle candele, nel culto di San Biagio, è dovuta alla contiguità dei suoi festeggiamenti con quelli della Candelora, che cade nel giorno precedente (2 febbraio).
Secondo la leggenda, il Santo venne martirizzato e straziato per mezzo degli acuminati pettini di ferro usati, nelle zone pastorali come l’Armenia e, guardacaso, l’Abruzzo, per cardare la lana: per questo, fu considerato protettori dei cardatori e dei lanaioli. Dopo queste orrende torture, il Santo venne decapitato.
Nelle rappresentazioni iconografiche, San Biagio appare in abbigliamento da vescovo con in mano un pettine di ferro; talvolta appaiono raffigurati i miracoli da lui compiuti, come quello del bambino con la lisca di pesce in gola.




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